PAOLO POLI, UN MORSO EDUCATO


20160921_182954A
ttore, regista, autore, scenografo, costumista, mimo, burattinaio, cantante, fantasista, trasformista, Poli costituisce una delle più originali espressioni artistiche del nostro teatro e dello spettacolo in genere; è una sorta di nutrimento stravagante, erudito e nello stesso modo ardito, di cui più d’uno si è alimentato, portando un salubre giovamento. Ata.TeatroPadova e Acli Arte e Spettacolo Padova rendono omaggio ad un maestro del teatro, allo stesso tempo colto e popolare, nell’eccezione più nobile del termine; lo fanno attraverso un libro: più un applauso e un grazie, condiviso con altri amici. Perché bisogna sempre essere grati a chi ci diverte e affascina, aumentando in noi l’amore per il teatro.Paolo Poli, un morso educato contiene un ricordo di Giovanni Pannacci, autore di Siamo tutte delle gran bugiarde, libro intervista edito dalla Giulio Perrone nel 2009; un saggio di Gianluca Meis, precedentemente contenuto in In scena en travesti per le edizioni Croce a cura di di Vittoria Ottolenghi, la più autorevole studiosa e critica italiana di balletto e danza, nonché memoria storica dello spettacolo nazionale; e si chiude con un altro ricordo di Micaela Grasso e Renata Rebeschini del Festival Teatro Ragazzi G. Calendoli di cui Poli è stato Direttore Artistico. Sarà possibile acquistare il libro durante il Festival Teatro Ragazzi che si svolge al Piccolo Teatro Don Bosco in via Asolo a Padova (qui trovate il programma), e durante la rassegna Su il Sipario, dal 14 gennaio al Teatro Polivalente Don Bosco in via De Lellis sempre a Padova. Chi fosse interessato può richiederne copia tramite mail a info@atateatropadova.it

20160921_183159

Con la grazia di una bambina che dondola soave sull’altalena, si divertì a fare a pezzi quel pubblico borghese di provincia, ridicolizzandone le abitudini e le ipocrisie; eppure tutti continuavano a ridere e a battere le mani, ormai totalmente ammaliati da quel burattinaio magico, affascinati al punto di non comprendere che erano proprio loro l’oggetto dello scherno. Io ero esterrefatto. Quell’attore maturo, indossando con eleganza uno smoking e tenendo la scena con un rigore e una classe mai viste prima, era riuscito a essere molto più “eversivo” di tanti giovani attori e attrici che avevo visto scorrazzare mezzi nudi sul palco, spesso compiendo azioni ai miei occhi incomprensibili. A lui era bastato attingere a un apparentemente innocuo repertorio di canzoni e storielle fin de siècle, reinterpretarle con la sapiente sottolineatura di un gesto, un cambio di voce, una pausa al punto giusto, uno sbatter di ciglia (finte), per ridicolizzare un mondo.
Questa, a mio avviso, è stata la grande forza di Paolo Poli e del suo teatro: essere, come lo definì Natalia Ginzburg, “un lupo in pelli d’agnello”. (Giovanni Pannacci)

You might also like