VIAGGIO NEL FUTURO (forse…)

Il 10 giugno scorso, presso il centro Parrocchiale S.S. Angeli Custodi a Padova, si è tenuto lo spettacolo finale del corso di teatro sperimentale per la terza età organizzato dalla FAP di Padova con la collaborazione di Acli Arte e Spettacolo.
Al corso ha preso parte un folto gruppo di signore della zona Guizza che hanno portato in scena, guidate dalla loro regista Renata Rizza Stracquadanio, “Il povero Piero”, opera umoristica di Achille Campanile. Abbiamo chiesto alla regista di parlarci di quella esperienza, convinti che sia stato un qualcosa di cui andare orgogliosi, in attesa di conoscerne auspicabili futuri sviluppi.

Un viaggio. Si, potrei definirlo proprio così, un viaggio! Un viaggio nel futuro (il mio se avrò la fortuna di invecchiare) che è il loro presente, quello delle mie ragazze…

Un’idea, una proposta e una collaborazione; da questo è nato il progetto di teatro per anziani. Iniziamo a gennaio armati di entusiasmo (tanto), di timori e aspettative. So che il gruppo sarà numeroso, sono già 12, ma non me la sento di lasciare fuori chi si iscrive fuori tempo massimo e così arriviamo a 17! Può sembrare un numero irrisorio per chi come me fa teatro da tanti anni eppure…vederle tutte insieme al primo incontro mi terrorizza! Mi rendo improvvisamente conto che tutti gli anni di esperienza accumulati non mi serviranno a nulla con loro, perché loro sono diverse, con esigenze diverse e tempi diversi. Sono atterrata su di un altro pianeta, e sono proprio loro, le mie ragazze della terza età, che mi ci hanno portato.

Bene, mi dico, e accetto la sfida, vediamo che succede. E non mi rendo ancora conto che succederà di tutto. Cominciamo le prime lezioni, un po’ di respirazione, pochi accenni alla dizione e già cominciano i primi problemi: qualcuna di loro non sente proprio benissimo…qualcuna non sempre capisce l’italiano…e qualcuna non riesce proprio a capire cosa voglio!  Si ricomincia, questa volta parlando più ad alta voce, lentamente e spiegando bene cosa vorrei che facessero, mi seguono, si fidano e soprattutto si affidano! Così ha avuto inizio il mio viaggio alla scoperta della terza età durante il quale ho imparato davvero molto. Le mie ragazze mi hanno fatto ridere, preoccupare e sorprendere perché proprio quando meno te lo aspetti ti dimostrano che i sentimenti, le emozioni, le paure ci accompagneranno fino alla fine dei nostri giorni con la stessa intensità dei nostri quindici anni. Mi hanno fatto fare un bagno di umiltà perché sono state in grado di scardinare i miei insindacabili presupposti…con loro sono cresciuta e poi improvvisamente son tornata bambina, poi ancora donna perché nel loro bagaglio c’era tutto questo e me lo hanno offerto con generosità.

Le mie ragazze erano sempre puntuali, le più anziane più di tutte altre! Arrivavo e loro erano già li ad aspettarmi, col sorriso stampato in viso e la curiosità negli occhi e questo mi caricava di una energia imprevista. Chiacchierone o silenziose, sfacciate o timide, più giovani o meno giovani erano però tutte interessate, coinvolte, partecipi e con la voglia di fare! Abbiamo letto, abbiamo parlato, abbiamo raccontato e pian piano si stabiliva nel gruppo una sorta di “fratellanza” che ci univa, ci spingeva l’una verso l’altra, ci faceva aprire il cuore e la mente. Il senso di responsabilità,  la capacità di considerare i problemi sotto differenti punti di vista, riconoscere le conflittualità considerando le conseguenze delle proprie azioni sono tutti fattori emersi durante il nostro lavoro soprattutto quando il gruppo ha deciso di mettere in scena uno spettacolo vero e proprio. Da loro è partita la proposta di intensificare le prove, da una a tre volte la settimana, col freddo e con il caldo, con la pioggia o sotto il sole, il gruppo era compatto e credo che le motivazioni più forti nel processo di apprendimento fossero dettate dal bisogno di una maggiore soddisfazione personale, di auto stima, di una qualità della vita diversa che forse non ti aspetti più a quell’età. Le mie ragazze si sono sempre distinte per un entusiasmo straordinario, una volontà incredibile di comunicare e dare agli altri, un desiderio di essere la prova vivente della gioia di vivere e di esistere con gli altri e per gli altri.  Sollecitare la loro fantasia e creatività in un momento della vita in cui tanti compiti sono stati già assolti rivitalizza il loro quotidiano. Il rapporto è stato diretto, immediato, avvolto dall’empatia. Le guardavo, mentre vivevano quest’esperienza e le vedevo felici perché potevano esprimersi, perché avevano ritrovato il piacere del gioco manifestando con il loro entusiasmo che il teatro è un divertimento e insieme un arricchimento, ma soprattutto una terapia dell’anima.

Questo e molto altro è stato il mio viaggio!

Renata Rizza Stracquadanio

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